Luogo
Santuario di San Ciro Medico Eremita e Martire
San Ciro
La dedicazione del sacro tempio all’Arcangelo, rimanda all’epoca longobarda, quando fiorirono numerose costruzioni con tale intitolazione, sovente impiantate su preesistenze di Età Classica. Stessa cosa accadde ad Atena, difatti, seppur le testimonianze storiche assegnano all’XI secolo la presenza di San Michele, quelle epigrafiche ed architettoniche ne rimandano la presenza al tempio di Cibele o Magna Mater (Culto paredro di Attis, rinvenibile alle Grottelle di Padula e antesignano o precursore di San Michele), rimarcando la tradizione locale sull’antichità. A. ANTONIVS HORVS/ AEDEM MATRI MAGNAE/ ET PORTICVM QUI EST ANTE/ AEDEM ET CELLAM SACERD/ AB SOLO PEC SVA FEC/ D D/ CVIVS DEDICATIONE/ DECVRIONIBVS ET AVGVSTALIB/ ET POPVLO CRVSTVLVM ET MVLSVM DED Questa l’iscrizione di dedica (oggi scomparsa, ma nota già nel 1540 e nel ‘700, quando ne narrò Teofilo Mauri di Buccino), che specifica l’intervento di Aulo Antonio Oro (cognome di provenienza egizia), che costruì il tempio alla Grande Madre ed il portico antistante, con denaro proprio e per decreto decurionale, offrendo per l’inaugurazione crustolae (biscotti) e vino mielato ai Decurioni, agli Augustali ed al popolo. Sui resti del tempio pagano venne innalzata la chiesa di San Michele, in antichissima età, così come recita la memoria storica, impressa sul portale di ingresso: TEMPLUM HOC AB IMEBLI CONSEC. D. MICHAELI DICAT./ DECENTIUS ET COM/MODIUS REDACTUM/ R.D. SILVERIO ABB. BARRILE/ RECTORE A.D. MDCCXXXIX In effetti anche la processione del santo, che un tempo si teneva l’8 maggio (almeno fino al XVI sec.), rimanda al culto alto-medievale, espresso nella nostra zona, dalla tradizione bizantina. La chiesa compare in un documento del 1191 (la dedicazione avvenne il 9 novembre di quell’anno) e definita parrocchiale, mentre risulta qual Rettoria del Nome di Dio, con succursale la chiesa di San Nicola, più tardi. Il portale, in pietrame calcareo locale, ripete uno schema compositivo tardo barocco, reiterato anche in altri borghi del territorio, dove al trilite interno, con semplici modanature, fanno da contraltare gli arricchimenti esterni con volute e girali. Una schiacciata trabeazione con scolpiture a motivi geometrici e sinuosi, sostiene un timpano spezzato, ridotto alle sole estremità arcuate, con girali e vasi a pisside, superiori. L’edicola centrale con bordature a girali e volute, racchiude una nicchia centrale centinata, vuota. L’impianto originario della chiesa era a navata unica, così come testimoniato dal rinvenimento di alcune monofore di età medievale, nell’attacco murario con la copertura delle navatelle. Una tradizione, sopita dal tempo ed obliata, riguardava l’apertura delle chiese parrocchiali di Atena, la notte della Festività dei Defunti e la riapertura delle tombe terragne delle chiese, durante la giornata, con cerimonie di benedizione degli ossari e delle salme ivi esistenti. Nel 1606 (Santa Visita del 3 giugno), nella chiesa si enumerano gli altari di San Biagio (unito al seminario caputaquense), di Santa Maria ad Nives, di San Matteo, di Sant’Eligio, di San Bernardino (seu Annunciazione), di San Giovanni Evangelista e del SS. Crocifisso. Nel Seicento fu realizzato anche il coro ligneo, con intagli, seguendo la perimetrazione interna dello spazio quadrangolare. Un fulmine, nel 1715 colpì il campanile della chiesa, procurando danni consistenti (note in una Visita pastorale). La Santa Visita di Agostino Odoardi, del 1728, nomina, in Sant’Angelo, le cappellanie di San Matteo Apostolo (dei Panico), del SS. Crocifisso (eretto dai fedeli), di San Giovanni Evangelista (Del Sole), del SS. Nome di Dio (Confraternita) e di Santo Stefano Protomartire (Pessolano). Alla Parrocchia di San Michele, doveva appartenere anche la Confraternita di Sant’Antonio di Padova, che compare in un documento del 1868 e nel Catasto Onciario del 1745, insieme all’altra di Sant’Andrea Apostolo. L’aggiunta delle due navate avvenne probabilmente tra XVII e XVIII sec., congiuntamente col programma di abbellimento interno, architettonico e decorativo. Un ulteriore intervento di riparazione avvenne a seguito del terremoto del 1857, quando la chiesa fu riattata dai gravi danni subiti dal sisma e provvista di nuovi altari, tra cui il maggiore, realizzato in marmo di Carrara e marmi policromi intarsiati, nel 1861 ad opera di Agnello e Fiorentino Conforti da Salerno. In realtà il sisma del 1857 colse la chiesa micaelica nel momento del suo restauro, dopo i danni riportati nei sismi del 1826 e del 1836: “tra le quali rovine si calcola il campanile della Parrocchia di S. Angelo, il coro, la sagrestia, due navi delle ali minori, Nome di Dio e Crocifisso, ed altare maggiore di pietra smantellato, che fu poi portato in San Nicola per ivi funzionarvi” questo il resoconto dell’arciprete del tempo, con evidenziati i consistenti danni alla chiesa. Nel 1965, col trasferimento del titolo parrocchiale alla chiesa di San Michele ad Atena Lucana, il sacro tempio dell’Acropoli ebbe mutata l’intitolazione a San Ciro. Questo santo, una delle figure più venerate nel Meridione, per le capacità di taumaturgo, legate all’esperienza come medico, fu romita e penitente, sostenne la prigionia e fu martirizzato, per decapitazione, il 31 gennaio del 303 d.C. Alla chiesa si accede per mezzo di un elaborato portale tardo barocco, datato al 1739, epoca di un rinnovamento dell’edificio sacro. L’interno presenta oggi una navata con soffitto piano e navate laterali con volte a calotta ribassata. Al centro del coro campeggia una tela del XVII secolo raffigurante San Michele Arcangelo, mentre tra gli altari laterali si evidenziano quello di San Ciro, in marmi policromi e con balaustra, in cui si conserva la statua lignea dell’eremita, opera di Michele Abruzzese di Salerno. Sono da menzionare gli altari della famiglia Pessolano, con una tela del 1787 della Vergine Immacolata tra Santo Stefano, San Luigi Gonzaga e San Pasquale Baylon, dipinta da Nicola Peccheneda (commissionata al tempo, da Sebastiano Pessolano) e quello della Crocifissione, con un dipinto del Seicento. Importanti cappellanie sono quelle un tempo appartenute ai Curto (tela del Seicento, della Vergine delle Grazie) e Sabini del Sole, con tela della Madonna del Carmine tra San Giovanni Battista, San Vito Martire e San Matteo, dipinta da Feliciano Mangieri. La cappellania dei Sabini, presenta anche una lastra tombale con la seguente iscrizione: D.O.M./ POST MORTIS MORSU/ VERTIT/ DILECTIO DORSU/ URNA SABINORUM HAEC/ QUAE TENET OSSA DOCET/ NE TIBI CONTINGAT CUTIS/ QUOD CONTIGIT ILLIS/ COGITA QUAE FUNCTI TE DOCUERE PATRES nella quale si evidenza la meditazione della morte, attraverso la sepoltura della famiglia, che appare qui senza il primo nome, Del Sole. Il pulpito marmoreo della navata, fu realizzato nel 1911 per volere del parroco, canonico don Giuseppe Pessolano; è sostenuto da una grande aquila in marmo scuro, mentre sul parapetto presenta un Cristo Risorto ad altorilievo, il baldacchino terminale, sempre in marmo, presenta scolpita la Colomba dello Spirito Santo. In sagrestia si può ammirare un importante affresco, raffigurante l’Ecce Homo, di fattura quattrocentesca, che rimanda alla fabbrica medievale di San Michele nel suo impianto generale. Alla chiesa apparteneva un importante crocifisso del XVI sec., oggi nella chiesa parrocchiale di Atena Scalo; era collocato nella cappella di fondo della navata laterale sinistra. La chiesa è divenuta Santuario nel 2003 (dopo la riapertura per i danni del sisma, nel 1996), per commemorare i 150 anni dell’avvenimento miracoloso del 1863, quando la giovane Maria Pessolano, in fin di vita, si alzò dal letto inspiegabilmente e corse a pregare ai piedi di una statua di San Ciro, collocata nella chiesa di San Nicola di Atena (il simulacro in cartapesta è ora esposto nella cappella, su un lato). Da allora divenne fervente la devozione per il santo eremita, anche per merito del parroco don Gabriele Volpe, tanto da farlo divenire protettore della cittadina, con una solenne festa celebrata la terza domenica di maggio. Il padre della giovane guarita, fece realizzare la nuova statua di San Ciro, oggi portata in processione per le vie del paese, avviandone anche la festa.
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